Il Convento Agostiniano e la Cappella del SS. Crocefisso

Il convento fu eretto alla fine del '400 per volontà del frate agostiniano corese Ambrogio Massari, e finanziato dal cardinale Guillaume d'Estouteville, vescovo della diocesi di Ostia e Velletri, di cui Cori faceva parte, sotto il beneplacito di papa Sisto IV della Rovere.
Il Massari ottenne l'autorizzazione da Papa Paolo II (predecessore di Sisto IV) a spostare il convento degli agostiniani, che si trovava fuori dalle mura cittadine, all'interno della città e nel luogo più importante del paese: di fronte alla sede comunale e accanto alla chiesa patronale di Sant'Oliva.

 I lavori di costruzione iniziarono nel 1465, quando, con la bolla Copiosa Sedis Apostolicae, Paolo II concesse al convento, di cui approvava il trasferimento entro le mura, di predicare e raccogliere elemosine pro aedificatione domusNel 1474, il vescovo della diocesi di Velletri, cardinale d'Estouteville, donò l'insediamento ai frati dell'osservanza lombarda di Santa Maria del Popolo a Roma, i quali sembra che ne facessero un uso come sede estiva. I motivi di tale assegnazione rimangono tuttora ignoti, ma è evidente che il progetto messo in opera seguiva perfettamente i dettami architettonici della Congregazione Lombarda.

 La fabbrica conventuale progredì instancabilmente fino al 1480 sotto l'attenzione di Ambrogio Massari; vennero adoperate maestranze locali e maestranze impegnate nel cantiere-madre di S. Maria del Popolo a Roma. Il cantiere non terminò fino al 1485, anno in cui ebbe una dura battuta d'arresto per l'improvvisa morte del Massari.


Il piano terra del chiostro è in travertino e presenta il tradizionale pozzo centrale per la raccolta delle acque piovane; venne affrescato nel 1600 dal pittore Gerolamo da Segni con storie della vita dei santi Agostino, Monica e Nicola da Tolentino, patroni dell’ordine agostiniano, e sant'Oliva.

 La loggia, al secondo piano, conserva un magnifico ciclo scultoreo composto da 27 capitelli marmorei figurati con una complessa serie di immagini e simboli: l’opera, ispirata ai principi teologici ed estetici di matrice agostiniana, è datata 1480 e firmata Antonio da Como, già impegnato nei cantieri sistini di Roma.


La cappella fu realizzata in concomitanza con la costruzione del convento e, inizialmente, con l'unica funzione di luogo riservato alle celebrazioni liturgiche dei frati. All'esterno presenta una facciata molto semplice con una copertura a doppio spiovente. Sopra il portale, la cui epigrafe ricorda il termine dei lavori nel 1667, vi sono due finestre rettangolari e un rosone tamponato. 
L'interno presenta una sola navata, voltata a botte, e terminante con un'abside semicircolare. L'ambiente è illuminato da quattro finestre poste sul lato sinistro. Sia la volta che l'abside presentano un'interessante decorazione pittorica. La prima è decorata con scene del vecchio e del nuovo testamento. In base a confronti stilistici, che vedono la mescolanza dello stile umbro con influenze sia raffaellesche che michelangiolesche, si può ipotizzare di attribuirne la realizzazione a Jacopo Siculo e ai fratelli Lorenzo e Bartolomeo Torresani.
Lo schema pittorico degli affreschi absidali, invece, è diviso in tre sezioni: un registro inferiore che accoglie quattro scene della Passione di Cristo, un registro centrale in cui compaiono i dodici apostoli, e un registro superiore dove vi è l'incoronazione di Maria e la figura di Dio padre benedicente con il globo in mano. L'opera è datata al 1507 e forse va attribuita a Desiderio da Subiaco, lo stesso artista che avrebbe affrescato le lunette della sala capitolare del convento.


Bibliografia
F. Biferali, Ambrogio Massari, Guillaume d'Estouteville e il chiostro figurato di Sant'Oliva a Cori, Tolentino 2002

D. Palombi, P. F. Pistilli (a cura di), Il complesso monumentale di Sant'Oliva a Cori. L'età romana, medievale, rinascimentale e moderna, Tolentino 2008

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