Il Tempio Romano

Costantemente attribuito, dalla ricca storiografia locale, al dio bifronte Ianus, sulla base di un testo epigrafico mai ritrovato (e ritenuto falso da Theodor Mommsen; CILX, 935*), che avrebbe attestato la più antica predicazione cristiana nella città di Cori, al tempo del pontefice Urbano I (222-230 d.C.), il tempio pagano sotto la chiesa di S. Oliva fornì abbondante materiale per la costruzione della basilica medievale.

 Al centro di un complesso sistema di terrazzamenti in opera poligonale di III e IV maniera, esso fu eretto in corrispondenza del punto di snodo della principale viabilità urbana, che, a partire dalla porta Ninfina (a valle), giungeva all’acropoli e alla porta Signina (a monte).

Dell’edificio prostilo, tetrastilo, di ordine corinzio o ionico e quasi perfettamente orientato a sud, sono attualmente visibili tre colonne del pronao, la parete orientale della cella ed il lato orientale dell’alto podio in opera quadrata di tufo, di seguito ampliato, verso la fronte, con l’aggiunta di un vano in opera incerta di calcare, coperto con volta a botte.

Il podio, in blocchi di tufo, appartiene alla fase più antica del santuario, genericamente databile alla media o tarda età repubblicana (III – II secolo a.C.), mentre l’ampliamento in opera incerta, le colonne e la parete orientale della cella, in opera vittata di blocchetti di calcare, sono ascrivibili alla fase edilizia più recente, non posteriore ai primi decenni del I secolo a.C.

Dal diametro e dalla distanza delle colonne ancora in situ, rispettivamente pari a m 0,65/70 e m 2,50, è stato possibile ricostruire, sulla scorta della precettistica vitruviana, un tempio “aerostilo” di m 10,60 x 17 o 20 circa, con colonne alte m 5,20/60, e podio alto poco più di 2 metri, accessibile con una scalinata centrale di 7 gradini; la trabeazione sarebbe stata lignea, con rivestimento in terracotta o bronzo dorato.

Ancora ignota è invece la divinità titolare del santuario e senz’altro da escludere è la tradizionale attribuzione a Giano, ma il recente ritrovamento, durante i lavori di restauro del convento, della mano destra di una statua colossale (altezza presunta m 4,50, se immaginata in piedi), forse muliebre, potrebbe restringere il campo delle ipotesi alle sole divinità femminili attestate a Cori e ancora prive di una sede di culto quantomeno ipotetica.


Bibliografia
D. Palombi, Il tempio a divinità ignota sotto la chiesa di S. Oliva, in D. Palombi, P. F. Pistilli (a cura di), Il complesso monumentale di Sant'Oliva a Cori. L'età romana, medievale, rinascimentale e moderna, Tolentino 2008, pp. 12-33

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