La Città Medievale

Il Liber Pontificalis informa che papa Sergio II (844-847) fece erigere nel territorio di Cori, presso la via Appia, una basilica dedicata a S. Teodoro «quam etiam splendide picturis fulgentibus decoravit», della quale non rimane alcuna traccia.

Dopo queste indicazioni, i dati a nostra disposizione divengono sempre più scarsi o addirittura inesistenti fino all’inizio del XII secolo, quando, nel clima di incertezza che caratterizza la regione, il papato ne affidò il controllo alle più eminenti famiglie baronali.
Secondo la più antica storiografia locale, nel 1167, Cori subì, per la fedeltà a Roma, il saccheggio delle truppe di Federico Barbarossa.
Agli inizi del Duecento, la città era governata da un collegio di consoli di cui abbiamo menzione in una lettera di papa Innocenzo III del 1211, nella quale il pontefice nomina signore del castrum Corae suo cognato, Pietro Annibaldi, attribuendogli i diritti e i poteri che la Chiesa poteva vantare su questo centro. La signoria terminò nel 1231 con la morte dell’Annibaldi.
Il 16 gennaio 1234, Gregorio IX dichiarò il castrum Corae patrimonio inalienabile della Chiesa e, secondo la consuetudine politica, inviò un proprio rettore con lo scopo di mantenere il controllo strategico del territorio: la vigilanza della Chiesa su Cori continuò fino ai primi anni del Trecento ma, a seguito del trasferimento del papato ad Avignone, la città si pose sotto la protezione e la giurisdizione di Roma. La continua lotta per il potere tra i papi francesi e quelli romani, favorì l’attuazione di una ulteriore strategia di conquista, promossa dal re di Napoli, Ladislao di Durazzo (1404-1414).
Durante il pontificato di Sisto IV, in seguito al rientro dei papi da Avignone, si ritornò alla politica di accentramento del potere ecclesiastico: per il mantenimento del controllo territoriale, il papa concesse al vescovo di Ostia e Velletri (che allora era Guillaume d’Estouteville, protettore di Ambrogio Massari) poteri, sia esecutivi che giudiziari.
Nel 1480, la città venne sottratta alla giurisdizione del rettore della provincia di Campagna e Marittima, competenze totalmente acquisite dal vescovo. Nonostante la restrizione dei poteri comunali, l’amministrazione pubblica non subì grossi cambiamenti: i nove boni homines, il consiglio, il sindaco e gli altri ufficiali, mantennero i propri poteri, anche se, per risultare valide, le loro disposizioni dovevano essere approvate dal vescovo, signore della comunità.

 

L’eredità urbanistica antica, che si mantenne anche nella divisione dell’abitato nei nuclei della “valle” e del “monte”, vincolò inevitabilmente lo sviluppo dell’agglomerato: l’enfatizzazione delle piazze, la realizzazione di stretti vicoli e strade porticate, l’edificazione di numerose chiese, la massima occupazione dello spazio disponibile, il caratteristico sviluppo verticale, diedero alla città quell’aspetto turrito e serrato che ancora oggi è ravvisabile nel suo profilo urbano.

 

La parte "a monte" dell’abitato, corrispondente al rione di Porta Signina, mostra un’occupazione medievale capillare che, assecondando l’orografia del colle, si dispone secondo un disegno a spirale e con una caratteristica edilizia medievale.
La pervasiva presenza religiosa è testimoniata dalla Historia Corana di Sante Laurienti (1637) che, nella descrizione dell’abitato, elenca ben trentadue edifici ecclesiastici, collocati dentro e fuori della cinta muraria, molti dei quali, già nel XVII secolo, apparivano abbandonati o distrutti, avendo, tuttavia, lasciato traccia nella toponomastica cittadina.

 

Bibliografia
P. L. De Rossi, E. Di Meo (a cura di), Il Catastum Bonorum di Cori (1668-1696) con un inventario dei beni comunali (1401), Cori 2009
C. Frova, R. Michetti, D. Palombi (a cura di), La carriera di un uomo di curia nella Roma del Quattrocento. Ambrogio Massari da Cori, agostiniano: cultura umanistica e committenza artistica, Roma 2008, pp. 127-160
F. Marazzi, Il Patrimonium Appiae: i beni fondiari della chiesa romana nel territorio suburbano della via Appia fra IV e IX secolo, in Quaderni di Archeologia Etrusco-Italica 19,1990, pp. 117-126
D. Palombi, P. F. Pistilli (a cura di), Il complesso monumentale di S. Oliva a Cori. L’età romana, medievale, rinascimentale e moderna, Tolentino 2008, pp. 37-85 

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