La Città Rinascimentale e Moderna

La città di Cori visse sotto la piena autorità dello Stato Pontificio fino al 1513, quando Leone X ne restituì la giurisdizione al Senato Romano.

 

I rinnovati patti con Roma affidavano l'effettiva attività di controllo amministrativo al podestà, carica semestrale eletta dal consiglio capitolino tra i personaggi più in vista; a tre priori, uno per ogni contrada nella quale la città era divisa (Porta Romana e Porta Ninfina a valle, Porta Signina a monte), spettava l'amministrazione della cosa pubblica: essi eleggevano il consiglio particolare, costituito da sei membri per ogni rione, che, con cadenza mensile, si riuniva per deliberare circa l'amministrazione dei beni comunali; al consiglio generale, che fino al 1668 era formato dai capi di tutte le famiglie coresi, prendevano parte venti capi per rione tra i nuclei familiari più importanti (dato che evidenzia l'ascesa di nobili famiglie tra il XVI e il XVII secolo). I tre priori, inoltre, eleggevano il notaio cancelliere, forestiero, con il compito di redigere gli atti amministrativi, e una serie di funzionari preposti alla gestione di specifici settori (custodi, visori, pacieri).

 

Lo Statuto di Cori dedicava alcuni capitoli anche alla comunità ebraica, regolandone la convivenza con l'amministrazione locale e la popolazione cristiana. Almeno fino alla metà del XVI secolo, gli ebrei coresi risultavano ben inseriti nel tessuto economico cittadino, ma dopo il 1555, si assistette ad un aumento delle tensioni e ad un generale impoverimento della comunità, obbligata a consegnare le copie del Talmud e di altre opere rabbiniche, fino ad arrivare, nel 1569, ad essere privata della sinagoga.

 

Cori, come gli altri centri dei Monti Lepini, nei secoli XVI e XVII, visse un periodo di rinascita: nonostante pestilenze e carestie, si assistette ad un incremento della popolazione e ad un aumento di merci e scambi che portò ad una sempre più marcata divisione tra ceti sociali. L'intensa circolazione di beni e la mancanza di una famiglia nobiliare dominante, favorì l'emergere di più famiglie coresi, appartenenti alle classi medie, che presto rappresentarono le principali committenti dell'arte a Cori degli inizi del XVII secolo: la costruzione di cappelle all'interno degli spazi ecclesiastici, arricchiti da pregevoli dipinti, l'edificazione di nuove chiese e palazzi sulle maggiori piazze e lungo la viabilità urbana principale, furono il risultato dell'orgoglio di un'élite locale che tese ad imitare le grandi committenze romane.

 

Gli importanti avvenimenti che segnarono la storia nazionale ed europea dei secoli XVIII e XIX, l'alternarsi dei regimi che, sulla scia della Rivoluzione Francese, diedero vita agli esperimenti della Repubblica Romana, vennero tendenzialmente accettati dalla comunità corese senza decisive reazioni popolari.

 

Con l'annessione di Roma ed il Lazio al Regno d'Italia (1870), Cori, come gran parte dei comuni laziali, visse un periodo di difficile governabilità, a causa della contrapposizione tra clericali e filogovernativi, tuttavia, per rispondere alle esigenze della mutata situazione politica, vennero intrapresi importanti interventi infrastrutturali: venne dotata di una stazione, di un acquedotto, di un impianto di illuminazione urbana a carburo e dell'ospedale civico; infine, per andare incontro alle nuove esigenze di tumulazione, venne costruito il cimitero nei pressi di S. Francesco e, inoltre, furono aperte le scuole elementari obbligatorie nel convento di S. Oliva, che contribuirono alla diminuzione, almeno in parte, del livello di analfabetismo della popolazione.

 

Bibliografia
P. L. De Rossi, E. Di Meo (a cura di), Il Catastum Bonorum di Cori (1668-1696) Con un inventario dei beni comunali (1401), Cori 2009, pp. XIII-XXXVII
D. Palombi, P. F. Pistilli (a cura di), Il Complesso Monumentale di S. Oliva a Cori. L'età romana, medievale, rinascimentale e moderna, Tolentino 2008, pp. 200-215
G. Pesiri, P. L. De Rossi, Tra Marittima e Terra di Lavoro. Vicende dell'Unità d'Italia nei paesi al confine fra Stato pontificio e Regno delle Due Sicilie, Cori 2012

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